Dal cornetto del pomeriggio ai breakfast fuori orario: il 31,5% degli intervistati si concede una vera colazione anche nel resto della giornata. Una nuova libertà di consumo che interroga bar, bakery e caffetterie.
Alle cinque del pomeriggio, un cornetto dovrebbe chiamarsi merenda. Ma se ad accompagnarlo arrivano un cappuccino, il piacere di sedersi e la voglia di concedersi una pausa, perché non chiamarla colazione? Il confine tra un pasto e l’altro sembra diventare meno rigido. Non cambiano necessariamente i prodotti, ma le occasioni in cui scegliamo di consumarli. La colazione, il più riconoscibile dei rituali gastronomici quotidiani, comincia a emanciparsi dall’orario che le ha dato il nome.
A raccontare questo rapporto più libero con il primo pasto della giornata è un’indagine realizzata da AstraRicerche per Mulino Bianco, presentata nell’ottobre 2026. Su un campione di 1.000 intervistati, il 63,2% dichiara di consumare prodotti tradizionalmente associati alla colazione anche in altri momenti della giornata. Ma il dato più interessante è un altro: il 31,5% afferma di concedersi una vera e propria colazione fuori dall’orario mattutino.
Una distinzione importante. Mangiare un biscotto nel pomeriggio non significa necessariamente fare una seconda colazione. È quando si sceglie di riproporre quel momento, con i suoi alimenti e le sue abitudini, che il consumo assume un significato diverso.
La colazione non cambia menu, cambia orario
L’indagine restituisce una geografia piuttosto precisa di queste nuove occasioni di consumo. Il 44,1% degli intervistati sceglie prodotti tipici della colazione durante la merenda pomeridiana, il 42% a metà mattina e il 13,1% anche come spuntino serale o notturno. Il fenomeno coinvolge soprattutto i più giovani: i cosiddetti colazionisti a tutte le ore raggiungono il 38% tra Generazione Z e Millennials, contro il 22% dei Baby Boomers.
Ma che cosa spinge a cercare i sapori del mattino anche quando la giornata è già inoltrata?
La risposta sembra risiedere soprattutto nel piacere. Il 34,2% degli intervistati indica la golosità, il 26,6% il desiderio di rilassarsi o concedersi una pausa. La praticità, con il 20,6%, ha un peso inferiore. Sono risultati che suggeriscono una lettura interessante: la colazione fuori orario non risponde soltanto a un’esigenza alimentare, ma anche al desiderio di ritrovare un’esperienza familiare e piacevole. Il richiamo può essere quello di un prodotto, di una consuetudine o semplicemente di un momento da dedicare a sé.
Dal brunch all’all-day breakfast: due idee diverse
Il brunch ha già abituato il pubblico a superare la tradizionale distinzione tra colazione e pranzo. Nato dalla combinazione dei due pasti, occupa generalmente la tarda mattinata e propone un menu nel quale dolce e salato convivono. L’all-day breakfast segue un principio differente: non sostituisce due pasti con uno, ma rende disponibili le proposte della colazione anche in altri orari.

La differenza è gastronomica, ma soprattutto commerciale. Si perché un locale può continuare a proporre croissant, lievitati, uova, pancake, yogurt, frutta e caffetteria senza riservarli esclusivamente alle prime ore del giorno. Non deve necessariamente inventare un nuovo menu: può ripensare i tempi di servizio di quello che già possiede.
È un’opportunità interessante soprattutto per quelle insegne che hanno fatto della colazione una parte riconoscibile della propria identità. Naturalmente, estendere il servizio richiede una valutazione concreta della domanda, dei costi e dell’organizzazione del lavoro.
Il 41,8% vorrebbe trovare la colazione al bar durante tutta la giornata
Il dato più significativo per il mondo della ristorazione riguarda proprio l’offerta fuori casa. Secondo AstraRicerche, il 41,8% degli intervistati si dichiara interessato a bar e locali che propongano formule da colazione durante l’intera giornata. La percentuale sale al 50% nelle famiglie con figli minorenni.
Un’indicazione di interesse, non ancora una misura dei consumi effettivi, ma sufficiente a suggerire uno spazio di sperimentazione. A Milano, per esempio, Mulino Bianco ha tradotto questa idea in un’esperienza temporanea: il Mulino Bistrò, allestito alla Fonderia Napoleonica, nel quartiere Isola, dal 2 all’11 ottobre 2026.
Aperto dalle 8 alle 20, ha proposto una colazione dolce e salata senza vincoli di orario, attraverso ricette ideate da Carlo Maria Ricci e realizzate con i prodotti del marchio. Un progetto di comunicazione ed esperienza di marca, più che la dimostrazione di un nuovo modello economico consolidato. E tuttavia un esempio concreto di come il concetto di colazione possa diventare il centro di un’offerta gastronomica distribuita lungo tutta la giornata.
Il desiderio cresce, ma il mercato richiede prudenza

L’interesse per la colazione a tutte le ore non va confuso con una crescita già dimostrata dei consumi fuori casa. Anzi, i dati della FIPE – Federazione Italiana Pubblici Esercizi introducono un elemento di riflessione. Nell’agosto 2026 le visite legate alla colazione fuori casa sono diminuite del 5,8% rispetto allo stesso mese del 2025, con una flessione del 3,5% del valore dei consumi.
Si tratta di rilevazioni diverse, che misurano fenomeni differenti: da una parte le preferenze dichiarate in un sondaggio, dall’altra l’andamento delle occasioni di consumo nella ristorazione. Il confronto non dimostra che gli italiani stiano sostituendo la colazione del mattino con quella pomeridiana. Semmai pone una domanda interessante agli operatori: l’offerta tradizionale è ancora perfettamente allineata ai ritmi e ai desideri del pubblico?
La risposta richiederà osservazioni più approfondite, soprattutto per capire quanti consumatori siano effettivamente disposti a scegliere e pagare una colazione completa fuori dagli orari consueti.
Il piacere di fare colazione, quando se ne ha voglia
Per la gastronomia e l’ospitalità, il tema va oltre la possibilità di servire un cappuccino alle cinque. La colazione conserva una sua forza particolare: è un rito riconoscibile, fatto di prodotti, piccoli gesti e abitudini personali. Proprio questa familiarità può renderla interessante anche quando viene spostata in altri momenti della giornata. Le formule all-day non cancellano la tradizione italiana della colazione. Ne esplorano semplicemente un’altra possibilità, lasciando a ciascuno la libertà di scegliere quando concedersela. Del resto, il mattino ha dato il nome alla colazione. Non è detto che debba conservarne l’esclusiva.

